Solo il 25% delle micro, piccole e medie imprese italiane utilizza l’intelligenza artificiale nelle attività quotidiane. Eppure circa sette aziende su dieci ritengono che questa tecnologia possa far risparmiare tempo, denaro o risorse umane nello svolgimento di determinate mansioni. È il divario fotografato dalla ricerca condotta da Ipsos per Meta su un campione di 500 imprese italiane, presentata il 28 ottobre 2026 a Roma durante l’AI Forum organizzato dall’azienda.
L’indagine descrive una situazione nella quale le opportunità dell’IA sono riconosciute, ma l’impiego operativo rimane limitato. Il problema riguarda soprattutto le aziende più piccole, che devono conciliare l’interesse per nuovi strumenti con i costi, la disponibilità di competenze e la necessità di occuparsi delle attività correnti. Per molte di queste realtà, la possibilità di ottenere risultati misurabili pesa più delle promesse tecnologiche.
Indice degli argomenti:
Il divario tra interesse e adozione
La percentuale di utilizzatori quotidiani si ferma al 25%, mentre il 63% degli intervistati considera rischioso, sul piano competitivo, rinunciare all’intelligenza artificiale. Le due risposte descrivono atteggiamenti differenti: riconoscere l’importanza di una tecnologia non significa aver trovato il modo di inserirla nel lavoro di tutti i giorni.
La differenza emerge anche confrontando le dimensioni aziendali. Tra le microimprese, quelle con meno di dieci dipendenti, il 31% dichiara di non aver mai utilizzato strumenti di IA. La quota è del 14% fra le piccole e medie imprese con meno di 250 dipendenti. Per quest’ultimo gruppo la ricerca segnala una base campionaria non ponderata inferiore a cento rispondenti: il dato va quindi considerato indicativo.
La distinzione conta perché nelle realtà di dimensioni minori una stessa persona può seguire clienti, amministrazione e comunicazione. La sperimentazione di un nuovo strumento richiede tempo per comprenderne il funzionamento, verificare le risposte e adattare le procedure. Senza un vantaggio chiaro, l’adozione può rimanere occasionale.
Trovare nuovi clienti è la priorità delle imprese
Secondo la ricerca Ipsos, il 45% delle aziende intervistate indica l’acquisizione di nuovi clienti fra le principali difficoltà. La percentuale sale al 46% nelle microimprese, rispetto al 34% delle imprese di dimensioni superiori considerate dall’indagine. Anche per quest’ultimo confronto valgono le cautele legate alla numerosità ridotta del sottocampione.
È proprio nelle attività commerciali e di comunicazione che l’intelligenza artificiale può trovare applicazioni immediate. La preparazione di contenuti promozionali, la gestione delle richieste in arrivo, la classificazione dei contatti e la predisposizione di risposte ricorrenti sono operazioni che possono richiedere molte ore, soprattutto quando il personale è limitato.
L’IA può aiutare a organizzare queste attività e a ridurre alcuni passaggi ripetitivi. Il risultato, tuttavia, non coincide automaticamente con un aumento delle vendite. Acquisire clienti richiede una proposta adeguata, conoscenza del mercato e capacità di costruire relazioni. L’automazione diventa utile quando sostiene queste attività senza sostituire il controllo sulle informazioni e sulla qualità del servizio.
Formazione e costi: che cosa chiedono le PMI
Il 45% degli intervistati ritiene che una formazione specifica per il proprio settore favorirebbe un maggiore utilizzo dell’IA. Il 36% indica invece la possibilità di provare gratuitamente gli strumenti oppure di accedervi a prezzi inferiori. Il 73% considera necessario un maggiore supporto o ulteriori incentivi per permettere alle PMI di beneficiarne pienamente.
Le risposte mostrano esigenze pratiche. Un negozio, un laboratorio artigiano e un’impresa di servizi possono usare la stessa tecnologia per compiti diversi. La formazione, per essere utile, deve quindi collegarsi alle attività effettivamente svolte: preparare preventivi, organizzare appuntamenti, rispondere ai clienti o produrre materiali di comunicazione.
Anche il costo va valutato rispetto al risultato. Un abbonamento economico può avere un’utilità limitata se il personale non sa impiegarlo; uno strumento più articolato richiede tempo per essere configurato e controllato. Periodi di prova e percorsi mirati permetterebbero alle imprese di verificare il beneficio prima di assumere impegni continuativi.
Per le aziende prive di personale specializzato, l’assistenza nella fase iniziale può risultare importante. Non basta scegliere un’applicazione: occorre stabilire quali informazioni inserirvi, chi debba convalidare le risposte e come verificare l’impatto su tempi e qualità del lavoro. Una formazione legata a esempi settoriali risponde a questa esigenza, perché consente di partire da problemi ricorrenti invece che dalle funzionalità offerte dal software.
L’AI agentica e il tempo risparmiato
Una delle prospettive affrontate dalla ricerca riguarda l’AI agentica. A differenza dei sistemi impiegati soltanto per rispondere a domande o produrre testi, gli agenti possono eseguire attività articolate in più passaggi per conto dell’utente. Per una piccola impresa significa, almeno potenzialmente, affidare allo strumento una sequenza di operazioni invece di richiedere separatamente ogni intervento.
Tra le aziende che utilizzano regolarmente assistenti di AI agentica, il 42% dichiara di aver risparmiato tempo nelle mansioni di routine. Il dato si riferisce alle imprese già utilizzatrici di questa categoria di strumenti e rappresenta un beneficio dichiarato dagli intervistati, non una misurazione delle ore risparmiate nell’intero sistema produttivo.
L’impiego di assistenti capaci di agire su più passaggi introduce nuove responsabilità organizzative. Se un agente prepara una risposta al cliente o aggiorna informazioni operative, l’impresa deve decidere quali operazioni autorizzare e quali sottoporre alla verifica umana. La maggiore autonomia dello strumento richiede quindi procedure chiare e la possibilità di correggerne gli errori.
A settembre 2026 Meta ha lanciato negli Stati Uniti e in Canada Muse for Small Business, una serie di funzionalità e integrazioni per Muse, il proprio agente personale di intelligenza artificiale. La società presenta il servizio come un supporto per la gestione delle attività aziendali, anche nella comunicazione con i clienti. La maggior parte delle funzionalità di Muse è gratuita. Le prime testimonianze delle PMI statunitensi richiamate da Meta evidenziano risparmi di tempo, ma non costituiscono una valutazione indipendente degli effetti del prodotto.
Meta: strumenti avanzati anche per le imprese piccole
“Crediamo che il futuro debba essere per tutti, comprese le piccole e medie imprese. Queste aziende rappresentano la spina dorsale dell’economia italiana, ma come mostra la nostra ricerca, sebbene riconoscano il potenziale trasformativo dell’IA, sono ancora troppo poche quelle che la utilizzano nelle attività quotidiane. Dobbiamo lavorare insieme per colmare questo divario e mettere rapidamente a loro disposizione gli strumenti di IA agentica più avanzati, per aiutare queste imprese a crescere e contribuire alla crescita dell’economia italiana.”

A dichiararlo è Angelo Mazzetti, public policy director per l’Italia di Meta. L’azienda individua nell’accesso all’AI agentica uno degli strumenti per sostenere la crescita delle imprese. I dati raccolti da Ipsos, però, indicano che l’accessibilità tecnologica deve accompagnarsi alla possibilità di apprendere, sperimentare e individuare attività nelle quali il beneficio sia effettivamente verificabile.
Marketing e sviluppo prodotti nelle intenzioni future
La ricerca esplora anche le intenzioni d’uso nel prossimo anno. Il 59% delle aziende intervistate prevede di aumentare l’impiego dell’IA nel marketing e nella creazione di contenuti. Il 48% indica lo sviluppo di prodotti o servizi, il 47% la comunicazione con i clienti e il 45% l’acquisizione di nuovi clienti.
“I risultati evidenziano un chiaro divario in termini di preparazione, ma anche una forte propensione all’adozione dell’IA. Guardando all’utilizzo previsto nel prossimo anno, tre imprese su cinque (59%) prevedono di aumentare l’impiego dell’IA per il marketing e la creazione di contenuti. Quasi la metà prevede di utilizzarla maggiormente per lo sviluppo di prodotti o servizi (48%), la comunicazione con i clienti (47%) o l’acquisizione di nuovi clienti (45%). Supportare le PMI italiane richiederà un sostegno concreto e specifico per ciascun settore, che consenta alle imprese di adottare l’IA con fiducia e trasformarne il potenziale in valore concreto nelle attività quotidiane.”
Lo ha dichiarato Chiara Ferrari, service line leader di Ipsos Public Affairs. Le percentuali indicano le intenzioni delle imprese, non l’avvenuta introduzione di nuovi sistemi. I prossimi risultati dipenderanno dalla capacità di trasformare queste aspettative in progetti inseriti nei processi aziendali.

Dalla disponibilità degli strumenti al loro impiego
La ricerca Ipsos per Meta presenta due grandezze che sintetizzano il problema: il 25% delle imprese usa l’IA nelle attività quotidiane e il 73% chiede più sostegno per poterne beneficiare. Fra queste percentuali si collocano le decisioni operative delle aziende: scegliere quali attività affidare alla tecnologia, formare chi dovrà utilizzarla e controllare se i risultati giustificano l’investimento.
Dalla disponibilità degli strumenti al loro impiego
La ricerca Ipsos per Meta presenta due grandezze che sintetizzano il problema: il 25% delle imprese usa l’AI nelle attività quotidiane e il 73% chiede più sostegno per poterne beneficiare. Fra queste percentuali si collocano le decisioni operative delle aziende: scegliere quali attività affidare alla tecnologia, formare chi dovrà utilizzarla e controllare se i risultati giustificano l’investimento.
Per un’impresa di piccole dimensioni il progresso può iniziare da un compito semplice, come abbreviare la gestione di una richiesta o preparare più rapidamente un contenuto.
La diffusione degli agenti promette di ampliare le operazioni delegabili. La sua utilità economica dipenderà però dalla capacità delle PMI di rendere questi strumenti parte del lavoro, invece di limitarne l’uso a prove isolate.







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