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ChatGPT, come cambia il lavoro: dalle domande all’azione



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I nuovi dati di OpenAI Signals descrivono un cambio d’uso: sul lavoro ChatGPT viene impiegato soprattutto per produrre testi, codice e analisi e cresce il ricorso a immagini e altri contenuti multimediali. L’adozione accelera in America Latina, Africa e Oceania e aumenta tra gli over 35. Per l’Italia resta il nodo della diffusione nelle imprese

Pubblicato il 7 ago 2026



ChatGPT lavoro
Si parla di “domanda” quando un utente richiede informazioni o chiarimenti a ChatGPT. Si parla di “azione” quando un utente desidera che ChatGPT generi un risultato o esegua un’attività. Si parla di “espressione” quando un utente esprime opinioni o sentimenti a ChatGPT, senza però richiedere alcuna informazione o azione da parte sua. I dati si basano sui messaggi inviati nel giugno 2026 in Italia
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Punti chiave

  • Uso professionale in crescita: nei contesti di lavoro si impiega ChatGPT per ‘doing’ (scrivere, correggere, programmare); OpenAI con Signals e ChatGPT Work favorisce integrazione.
  • Diffusione geografica e contenuti: accelerano America Latina, Oceania e Africa; la categoria multimedia cresce dopo nuove capacità immagini; aumentano utenti over 35.
  • Impatto economico: l’accesso non garantisce produttività; in Europa e in Italia l’adozione resta bassa e serve riorganizzare processi, competenze e investimenti per creare valore.
Riassunto generato con AI


ChatGPT viene utilizzato sempre meno come un semplice motore a cui rivolgere domande e sempre più come uno strumento al quale affidare una parte del lavoro. Il passaggio emerge dai nuovi dati pubblicati da OpenAI il 6 agosto 2026 attraverso Signals, la piattaforma dell’Economic Research Team che raccoglie statistiche sull’uso del servizio. Nei contesti professionali, gli utenti hanno una probabilità più che doppia di usare ChatGPT per produrre un risultato o completare un’attività rispetto a quanto avviene nell’uso privato.

La distinzione riguarda attività come scrittura, revisione di testi, programmazione e analisi. Fuori dal lavoro prevale invece ancora la richiesta di informazioni o chiarimenti. È uno spostamento rilevante per l’economia dell’intelligenza artificiale: l’indicatore da osservare non è più soltanto quante persone accedono a un chatbot, ma quante incorporano il software nei processi con cui producono documenti, prendono decisioni e svolgono mansioni.

I dati Signals riguardano i messaggi inviati dagli account ChatGPT Free, Go, Plus e Pro, generalmente gestiti da singoli individui. Restano fuori, quindi, una parte rilevante dell’utilizzo aziendale e istituzionale, compresi alcuni prodotti dedicati alle organizzazioni. OpenAI afferma che oltre un miliardo di persone utilizza ormai i suoi strumenti di intelligenza artificiale.

Nel lavoro ChatGPT serve soprattutto a produrre

La differenza tra chiedere e fare diventa più netta osservando gli utilizzi professionali. OpenAI classifica come attività di tipo “doing” quelle in cui il modello produce direttamente un risultato o contribuisce allo svolgimento di un compito. Scrivere una relazione, correggere un documento, sviluppare codice o elaborare dati rientrano in questa categoria. Su scala globale, questo comportamento è più di due volte più frequente nei messaggi legati al lavoro rispetto a quelli estranei all’attività professionale.

La dinamica accompagna il lancio, nel luglio 2026, di ChatGPT Work, ambiente con cui OpenAI ha cercato di portare il modello dentro flussi operativi più complessi. Il prodotto permette di lavorare con informazioni provenienti da file e applicazioni e di mantenere attività e progetti all’interno dello stesso ambiente. Il rollout sul web e sui dispositivi mobili è partito inizialmente per alcuni piani a pagamento, mentre l’app desktop offre funzioni Work anche su altri piani.

È un passaggio coerente con l’evoluzione più ampia del settore. Il Work Trend Index 2026 di Microsoft, basato su migliaia di miliardi di segnali anonimi provenienti da Microsoft 365 e su un’indagine tra 20mila lavoratori che utilizzano l’AI in dieci mercati, registra un crescente impiego dei sistemi generativi nelle attività cognitive.

L’accesso alla tecnologia, però, non garantisce automaticamente risultati economici: organizzazione dei processi, formazione e capacità di ridefinire le mansioni continuano a condizionare il rendimento degli strumenti.

America Latina e Oceania guadagnano terreno

La seconda indicazione dei nuovi dati riguarda la geografia dell’adozione. I Paesi che erano partiti con livelli di utilizzo pro capite inferiori stanno recuperando parte della distanza dagli early adopter.

Tra il primo e il secondo trimestre del 2026, alcune delle maggiori accelerazioni nella graduatoria dei messaggi per abitante sono arrivate dall’America Latina, dall’Oceania e dall’Africa. OpenAI segnala in particolare Perù, Uruguay e Costa Rica tra i Paesi che hanno guadagnato più posizioni. Nord America ed Europa continuano a crescere, ma l’espansione non è più concentrata negli stessi mercati che avevano guidato la prima fase di diffusione.

Il movimento era già apparso nei dati del primo trimestre. Tra la fine del 2025 e i primi tre mesi del 2026, Repubblica Dominicana e Haiti avevano guadagnato nove posizioni nella classifica di utilizzo pro capite di ChatGPT, il Giappone otto, Messico e Tanzania sei. Brasile e Costa Rica erano saliti di cinque posizioni.

La convergenza geografica conta anche dal punto di vista economico. Se l’intelligenza artificiale generativa diventa accessibile attraverso servizi cloud e interfacce relativamente semplici, una parte dell’adozione può avvenire senza gli investimenti in software e infrastrutture che caratterizzavano precedenti cicli tecnologici. Restano però differenze nella connettività, nelle competenze digitali, nella disponibilità di capitale e nell’organizzazione delle imprese che possono determinare quanto l’utilizzo individuale riesca a trasformarsi in produttività.

Variazione della posizione in classifica per numero di messaggi pro capite per paese, dal primo trimestre 2026 al secondo trimestre 2026 (valore positivo = miglioramento)
Nota: per 144 paesi, il blu indica un miglioramento della posizione in classifica, il marrone un peggioramento e il grigio nessuna variazione. Le aree tratteggiate indicano i paesi esclusi o non idonei.

Immagini e multimedia crescono più velocemente

Il testo non è più l’unico motore della crescita. Secondo OpenAI, nel secondo trimestre del 2026 il 7,8% dei messaggi classificati a livello mondiale riguardava produzione, analisi o recupero di contenuti multimediali. La società indica questa categoria come quella cresciuta più rapidamente nel corso dell’anno, anche se resta dietro ad attività come consulenza pratica, scrittura e ricerca di informazioni.

La crescita si è accentuata dopo l’introduzione nell’aprile 2026 di nuove capacità dedicate alla generazione di immagini. In Brasile e Colombia più di un messaggio su dieci rientra ormai nella categoria multimedia, una quota superiore alla media globale. Anche in questo caso l’America Latina emerge come uno dei mercati in cui gli utenti stanno sperimentando più rapidamente modalità diverse dalla conversazione testuale.

Per le imprese questo allargamento cambia la platea delle funzioni aziendali potenzialmente interessate. Agli impieghi già diffusi nella redazione di testi, nella programmazione e nell’analisi si aggiungono produzione visiva, ricerca di immagini, presentazioni e trattamento di contenuti multimodali. La misura economica del fenomeno dipenderà dalla capacità di trasformare queste attività in tempi di produzione più brevi, qualità superiore o nuovi servizi, anziché limitarsi ad aggiungere un ulteriore software ai processi esistenti.

L’intelligenza artificiale conquista gli over 35

Un’altra barriera che si sta riducendo è quella anagrafica. L’analisi di OpenAI prende in considerazione esclusivamente gli utenti che hanno dichiarato la propria età sulla piattaforma, un limite importante per interpretare i risultati. All’interno di questo campione, tuttavia, la quota di messaggi provenienti da persone con almeno 35 anni è aumentata in quasi tutti i Paesi osservati.

Rispetto a dodici mesi prima, gli over 35 rappresentano globalmente una quota dei messaggi superiore di circa cinque punti percentuali. In Francia e Repubblica Ceca l’aumento ha superato dieci punti percentuali. Quasi tre quarti dei Paesi europei considerati hanno registrato incrementi superiori alla media, mentre in alcune economie del Sud-est asiatico il movimento è stato più contenuto.

I dati del primo trimestre 2026 avevano già mostrato che le fasce sopra i 35 anni erano quelle con la crescita più rapida, pur restando i giovani responsabili della quota maggiore dell’attività complessiva. OpenAI aveva inoltre segnalato un maggiore equilibrio nell’utilizzo tra utenti associati, sulla base del nome dichiarato, ai due generi.

L’espansione verso le fasce d’età più mature ha una conseguenza economica precisa: aumenta il numero di lavoratori con esperienza professionale e responsabilità decisionali che entra in contatto con questi strumenti. Questo non consente ancora di misurare direttamente un aumento della produttività, ma amplia la popolazione in grado di integrarli in mansioni amministrative, tecniche e manageriali.

Il nodo della produttività

La diffusione dell’AI e l’aumento della produttività non sono sinonimi. L’International Labour Organization, nel suo aggiornamento del 2025 sull’esposizione delle professioni all’intelligenza artificiale generativa, individua nelle occupazioni impiegatizie quelle maggiormente esposte. Il lavoro dell’Ilo valuta però l’esposizione delle attività alla tecnologia, non la loro automatica sostituzione: il modo in cui imprese e lavoratori ridisegnano i compiti rimane determinante.

Anche OpenAI, nella documentazione dedicata all’adozione aziendale, invita a misurare la profondità dell’utilizzo oltre al numero di dipendenti che dispongono di un account. La frequenza, la complessità dei compiti e il collegamento con attività che generano valore forniscono indicazioni più significative del semplice accesso allo strumento.

Il nuovo quadro Signals descrive quindi soprattutto una fase di penetrazione più profonda: le persone provano un numero maggiore di funzioni e, quando utilizzano ChatGPT per lavoro, tendono più spesso a delegargli una parte dell’esecuzione.

Italia, l’adozione resta sotto la media europea

Per l’Italia il confronto con il resto d’Europa mostra un ritardo che rende particolarmente importante distinguere tra diffusione individuale e adozione produttiva. Secondo Eurostat, nel 2025 il 32,7% dei cittadini europei tra 16 e 74 anni aveva utilizzato strumenti di AI generativa. In Italia la quota era il 19,9%, uno dei livelli più bassi dell’Unione insieme a Romania e Bulgaria.

Il divario compare anche nelle imprese. Nell’Unione europea il 20% delle aziende con almeno dieci addetti utilizzava tecnologie di intelligenza artificiale nel 2025, contro il 13,5% dell’anno precedente. Le applicazioni cresciute maggiormente erano l’analisi del linguaggio scritto e la generazione di testi o voce.

Un’analisi pubblicata dalla Banca d’Italia nel giugno 2026 rileva che l’adozione dell’AI nelle imprese italiane resta inferiore alla media europea e che l’utilizzo è ancora spesso circoscritto a sperimentazioni. Il lavoro sottolinea il ruolo delle politiche che favoriscono competenze, investimenti complementari e riorganizzazione aziendale nella trasformazione della tecnologia in guadagni di produttività.

È su questa distanza che i nuovi dati di ChatGPT assumono un valore economico particolare. La crescita dell’uso individuale dimostra che l’accesso alla tecnologia può diffondersi rapidamente. Per economie come quella italiana, caratterizzate da un tessuto produttivo composto in larga parte da piccole e medie imprese, il passaggio successivo riguarda l’integrazione nei processi aziendali: procedure amministrative, assistenza ai clienti, analisi dei dati, progettazione, marketing e sviluppo software.

Dall’accesso all’integrazione nei processi

I dati pubblicati il 6 agosto spostano quindi il punto di osservazione. Nei primi anni successivi al lancio di ChatGPT, la crescita veniva descritta soprattutto attraverso il numero di utenti. Nel 2025 OpenAI parlava di oltre mezzo miliardo di persone che utilizzavano attivamente i suoi strumenti; nell’agosto 2026 la società indica ormai una platea superiore al miliardo.

Con una base di questa dimensione, contano sempre di più la composizione degli utenti e il tipo di attività svolte. L’aumento degli over 35 amplia la diffusione oltre i primi utilizzatori. La crescita in America Latina, Africa e Oceania riduce almeno in parte la concentrazione geografica. Il multimedia estende il mercato oltre il testo. L’impiego professionale porta il software dentro attività che producono direttamente beni, servizi e informazioni.

La fase successiva sarà misurata meno dal numero di domande rivolte a un chatbot e più dal valore prodotto attraverso il suo utilizzo. Per imprese e sistemi economici, la differenza passerà dalla capacità di modificare processi, competenze e organizzazione del lavoro. I dati di OpenAI mostrano che una parte degli utenti ha già cominciato a percorrere questa strada; i dati europei indicano che la velocità con cui ciò avviene continua a variare molto tra Paesi e imprese.

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