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L’Alan Turing Institute volta pagina: meno progetti, focus su difesa, ambiente e salute



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Il centro britannico di eccellenza sull’intelligenza artificiale si prepara a un radicale cambio di rotta, per rispondere alle critiche e alle trasformazioni tecnologiche. Il piano “Turing 2.0”, però, solleva tensioni tra i dipendenti e apre interrogativi sulla leadership e la sostenibilità del progetto

Pubblicato il 1 apr 2025



Alan Turing Institute

L’Alan Turing Institute, fiore all’occhiello della ricerca britannica in ambito intelligenza artificiale, si prepara a una profonda ristrutturazione. L’obiettivo? Ridurre drasticamente il numero di progetti sostenuti, focalizzandosi su aree di impatto concreto come la difesa, l’ambiente e la salute.

Jean Innes

Abbiamo bisogno di un grande cambiamento strategico verso un’agenda molto più focalizzata su un numero ristretto di problemi che abbiano un impatto nel mondo reale”, ha dichiarato la CEO Jean Innes, insediatasi nel luglio 2023.


Meno progetti, più coerenza con la missione

Fondato dieci anni fa come istituto nazionale di data science dal governo Cameron, il Turing (che prende il nome dal famoso scienziato inglese) si trova oggi davanti a sfide complesse. In un comunicato ufficiale, l’istituto ha annunciato che manterrà solo 22 dei 101 progetti attualmente attivi, giudicati “allineati o riallineabili con la nuova direzione”.

Gli altri 79 subiranno una sorte diversa: 49 verranno completati internamente, 21 chiusi, 4 trasferiti ad altri enti, mentre per 5 la decisione è ancora sospesa.


Tensioni interne e una lettera di protesta

Il cambiamento non è passato inosservato tra i dipendenti. A dicembre, ben 93 membri dello staff hanno firmato una lettera in cui accusano la leadership, guidata da Innes, di aver “sprecato il capitale di fiducia accumulato, mettendo in discussione la stessa sostenibilità dell’istituto”.

Pur riconoscendo che “si tratta di una trasformazione significativa e questi processi sono davvero destabilizzanti”, Innes ha dichiarato di non riconoscere la descrizione del Turing come un ambiente in crisi di fiducia. “Abbiamo seguito un processo consultivo molto approfondito”, ha affermato.


Non è un taglio di budget, ma una ridefinizione della missione

La CEO ha sottolineato che lo scopo del piano “Turing 2.0” non è il ridimensionamento economico. L’istituto riceverà un finanziamento governativo di 100 milioni di sterline nei prossimi cinque anni, con altri 100 milioni attesi da fonti pubbliche, private e filantropiche.

Una quota importante arriverà da istituzioni legate alla difesa e all’intelligence britanniche – come GCHQ, MI5 e il Defence Science and Technology Laboratory – per sostenere la nuova missione dell’istituto: “la difesa autonoma delle infrastrutture critiche nazionali”.


Cyberminacce e ricerca: la doppia faccia della sicurezza

La sede del Turing, ospitata nella British Library, è simbolicamente significativa: l’edificio è ancora alle prese con le conseguenze di un devastante attacco informatico avvenuto nell’ottobre 2023.

Nonostante la riservatezza di molti progetti legati alla sicurezza, l’istituto ha anche un volto pubblico, rappresentato dal Turing Centre for Emerging Technology and Security, che pubblica ricerche come l’ultima collaborazione con lo US-based Special Competitive Studies Project. Lo studio invita le comunità di sicurezza di Regno Unito e Stati Uniti a investire nella raccolta dati e nello sviluppo coordinato dell’AI, per prevenire crisi e stabilizzare i conflitti.


Alleanze internazionali e continuità, nonostante i cambiamenti

Le tensioni internazionali e le politiche aggressive dell’amministrazione Trump avevano sollevato dubbi sulla cooperazione con gli alleati storici. Ma Innes rassicura: “Abbiamo una relazione molto profonda con i nostri partner [negli Stati Uniti] e, sebbene il mondo stia cambiando, penso che quel livello di collaborazione resterà forte”.

Ha inoltre ribadito la solidità dei rapporti con i Paesi dei “Five Eyes”: Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda.


Ambiente e salute: AI al servizio del futuro

Nel campo ambientale, una delle innovazioni più promettenti è un modello predittivo meteorologico basato sull’intelligenza artificiale. È in grado di formulare previsioni precise basandosi unicamente su osservazioni, senza bisogno di equazioni fisiche complesse o supercomputer.

In ambito sanitario, il progetto più avanzato è la creazione di “gemelli digitali cardiaci”: modelli virtuali del cuore umano capaci di monitorare pazienti affetti da malattie cardiovascolari. “Sarebbe come avere l’equivalente di un clinico esperto sulla propria spalla, che ti tiene d’occhio”, ha spiegato Innes.


Talenti scarsi e concorrenza privata: la sfida del reclutamento

Uno dei nodi più critici è la carenza globale di ingegneri software e specialisti di AI, attratti da stipendi che il settore pubblico difficilmente può eguagliare. Doug Gurr, presidente del consiglio del Turing, si mostra fiducioso: “La nostra proposta è che, pur potendo guadagnare di più altrove, qui si lavora sui problemi più interessanti e con un impatto reale sul mondo”.

Secondo Gurr, molti esperti potrebbero scegliere di lavorare al Turing per 3-5 anni – il tempo sufficiente per completare un progetto – prima di passare eventualmente al settore privato.

Gurr è già a capo di Amazon UK e ricopre anche ruoli di rilievo come direttore del Natural History Museum e presidente ad interim della Competition and Markets Authority (CMA).

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